Nel 1688 il medico Johannes Hofer (1669-1752) osservò che i soldati mercenari svizzeri, inviati nelle pianure italiane e francesi, sentivano acutamente la mancanza dei paesaggi montani in cui erano nati. Sviluppavano per questo sintomi quali febbre alta, astenia, perdita dei sensi, vertigini, dolori addominali che portavano, a volte, anche alla morte.
Hofer coniò quindi il termine “nostalgia” per indicare letteralmente un dolore fisico dovuto al desiderio irrealizzato di tornare al luogo originario, con particolare riferimento alla concretezza del desiderio (cioè il movimento verso casa) piuttosto che su un desiderio astratto.
L’emergere della psichiatria come separata disciplina medica e una successiva attenzione alla nostalgia da parte dei medici, hanno alimentato questa visione particolare. I casi più gravi di nostalgia erano visti come psicosi e spesso venivano diagnosticati post mortem come causa di morte (Baldwin et al., 2014).
Le attuali concezioni della nostalgia hanno subito un sostanziale cambio, infatti questo termine al giorno d’oggi significa uno stato d’animo malinconico, causato dal desiderio di una persona lontana (o non più in vita) o di cosa non più posseduta. Può avere origine dal rimpianto di condizioni passate o dall’aspirazione a uno stato diverso dall’attuale. I teorici contemporanei propongono che il contenuto della nostalgia sia raramente legato a posizioni geografiche specifiche, ma che invece si concentri su esperienze psicologicamente confortanti.
Studi recenti hanno evidenziato che gli individui associano concetti affettivamente caldi (per esempio cura, calore, infanzia) più frequentemente con il concetto di nostalgia e questo ha permesso di passare a connotarla come un’esperienza principalmente positiva colorata con alcuni elementi agrodolci (Devis, 1979).
Le prime ricerche che si sono concentrate sul ruolo psicologico della nostalgia hanno scoperto che essa è richiamata quando viviamo situazioni spiacevoli, effetti negativi e solitudine (Wildschut et al., 2006), ispirando successive ipotesi rispetto alla possibilità che la nostalgia funzioni per ripristinare stati d’animo positivi e sentimenti di connessione sociale. Coerentemente con questo, studi successivi hanno dimostrato che inducendo sperimentalmente sentimenti nostalgici aumenta la percezione di benessere, affetti positivi e i sentimenti di appartenenza ad un gruppo (Wildschut et al., 2010).
La ricerca ha anche dimostrato che riflettere su eventi nostalgici può attivare associazioni con caratteristiche positive di sé e di conseguenza aumentare l’accessibilità cognitiva delle caratteristiche positive su sé stessi. Ciò sta a significare che la nostalgia conferisce benefici anche rispetto all’autostima, proteggendo gli individui dall’impatto negativo delle minacce esistenziali sulla percezione del significato della vita, l’ansia correlata alla morte e difese associate (Wildschut et al., 2006).
Quindi, cosa possiamo farci con quanto detto finora? Ora sappiamo che la nostalgia è una risorsa in termini psicologici e non una minaccia, ci aiuta a orientare e sostenere la percezione dell’ambiente intorno a noi e della nostra esistenza in esso. Ma non solo: la nostalgia funziona anche come fattore protettivo contro stimoli che minano il senso della vita, come considerazioni negative esistenziali su ansia, depressione e morte. Agisce come un meccanismo omeostatico di fronte ad emozioni negative e a sensazioni di malessere, ci riporta in una realtà in cui possiamo percepire il lato positivo, disinnesca la pericolosità di questi stimoli rispetto al nostro benessere personale, ci aiuta a mantenere un equilibrio che ci permette di orientarci nelle scelte e nelle decisioni avendo presente il senso globale di noi stessi all’interno delle diverse situazioni.
Imparare ad essere nostalgici, allora, può aiutarci a orientarci nel caos della vita, che è anche fatta di momenti di vita potenzialmente stressanti. Facendola diventare modalità di affrontare il presente riusciremo a tenere in considerazione ciò che siamo stati in passato, mettendo insieme quindi quello che siamo stati e quello che siamo.
Possiamo dire, quindi, che ricordare e rimpiangere contribuisce al mantenimento della salute mentale.
Vanessa Marra
Bibliografia:
Davis, F. (1979). Yearning for yesterday: A sociology of nostalgia. New York, NY: Free Press.
Baldwin, M., Biernat, M., & Landau, M. J. (2014). Remembering the Real Me: Nostalgia Offers a Window to the Intrinsic Self. Journal of Personality and Social Psychology. Advance online publication. http://dx.doi.org/10.1037/a0038033
Wildschut, T., Sedikides, C., Arndt, J., & Routledge, C. (2006). Nostalgia: Content, triggers, functions. Journal of Personality and Social Psychology, 91, 975–993.
Wildschut, T., Sedikides, C., Routledge, C., Arndt, J., & Cordaro, F. (2010). Nostalgia as a repository of social connectedness: The role of attachment-related avoidance. Journal of Personality and Social Psychology, 98, 573–586.