Quando parliamo di vizio, nel sentire comune, ci riferiamo ad un comportamento abitudinario nocivo, fisicamente o psicologicamente, che ha delle conseguenze anche a livello sociale.
Il vizio porta ad un giudizio negativo degli altri verso la persona, che reitera il comportamento in modo ripetitivo e coattivo. All’opposto dell’agire morale, il vizio consiste in un progressivo allontanamento dalla virtù, dall’agire in modo socialmente “corretto”, la tensione è sempre più lontana dal volgere verso un perfezionamento interiore.
Storicamente la teologia morale, che è la disciplina che studia i comportamenti degli esseri umani con il fine cristiano di arrivare alla beatitudine intesa come avvicinarsi a Dio, parla di vizi capitali individuandone 7 principali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia. I sette vizi capitali sono espressione dell’etica sociale con la quale il cristianesimo cercò di contenere la violenza e sanare la conflittualità delle società medievali.
Tutti i vizi capitali, nessuno escluso, sono infatti chiamati a individuare e classificare peccati che lo storico John Bossy (1975) definisce «sociali», peccati cioè che coinvolgono i rapporti degli uomini tra loro generando disordine, conflitto e violenza nella comunità. Ma i vizi non sono solo questo, analizzandoli attraverso le loro evoluzioni temporali possiamo individuare le valenze che questi hanno avuto nello sviluppo di un primordiale tentativo di introspezione psicologica e sociale.
Inizialmente il sistema dei vizi capitali ha una dimensione individuale ed interiore, era mirato alla conoscenza e al controllo di sé producendo un sapere di tipo psicologico che identifica vizi e passioni, individua una catena di stati psicologici che porta al peccato, sottolinea la dimensione mentale delle pulsioni corporee e insiste sulla forza delle immagini depositate nella memoria.
Successivamente però questo sistema concepito per insegnare a stare soli con se stessi (e con Dio) è servito secoli dopo a insegnare a stare insieme agli altri (Casagrande, 2002).
Se in un primo momento l’analisi introspettiva dei propri impulsi era uno strumento solo delle figure religiose con il tempo queste lo usarono per disciplinare il comportamento sociale: i sette vizi capitali erano uno strumento fondato sulla funzione psicologica per penetrare nei recessi dell’anima.
Infatti, se il sistema in quanto tale perde almeno in parte il suo valore di percorso teso al conseguimento della beatitudine, i singoli vizi, quegli stessi che abbiamo visto essere utilizzati per sanzionare comportamenti sociali pericolosi, possono essere considerati come spunti per una profonda analisi interiore: l’invidia, per esempio, rappresenta un’analisi delle cause e delle forme del dolore; l’accidia, definita come una specie di tristezza, diventa definizione di forme diverse di disagio psichico, il torpore, l’ansia, la vaghezza, la malinconia, la disperazione; l’ira è il vizio che ha imposto una definizione dei rapporti tra ragione e passioni e una riflessione sui movimenti affettivi; la lussuria, le cui conseguenze psicologiche sono sconsideratezza, incostanza, precipitazione e, soprattutto, perdita di ragione (Casagrande & Vecchio, 2002).
In conclusione di questa passeggiata tra storia e vizi è opportuno dare una visione globale dell’individuo, slegato dalla similitudine tra vizi e peccato e religione.
Questo vuol dire che un individuo che sa godersi il cibo (gola) e le gioie del letto (lussuria) ed è attento rispetto ai possibili imprevisti futuri (avarizia) e che persegue con tenacia i propri scopi (ira), sapendo tuttavia guardare con distacco le cose del mondo (accidia) è di certo una persona che riesce a vivere bene psicologicamente e socialmente.
Vanessa Marra
BIBLIOGRAFIA
Bossy, J. (1975). The Social History of Confession in the Age of Reformation. Transactions of the Royal Historical Society, 25, 21-38.
Casagrande, C; Vecchio, S. (2000). I sette vizi capitali. Storia dei peccati nel Medioevo, Einaudi, Torino.
Casagrande, C. (2002). I sette vizi capitali: introspezione psicologica e analisi sociale. Etica & Politica / Ethics & Politics, 2.